Quando la politica fallisce

Quando la politica fallisce ci si rende conto che non è il fallimento da attribuire ad altri ma qualcosa di cui sentirsi direttamente colpevoli in prima persona anche quando non si è votato per quello schieramento che ora occupa il “Palazzo”.

Quando un pensionato si toglie la vita per gli intrallazzi di “grandi statisti” che sfornano leggi in stile Fornero. Quando non si valuta l’impatto sociale di una azione economica e la relazione di questa sulla psicologia delle persone che vivono una debolezza da tutelare, in quel momento dovrebbe scattare un campanello d’allarme sulla deriva acuta di un Paese che si dice democratico.

E non è un Belpaese quello dove un ente di previdenza, forte della sua posizione privilegiata decurta in maniera arbitraria ed ignobile la fonte di sostentamento di un cittadino per un errore che questi non ha commesso.
Prendersela con i deboli è sempre stata prerogativa dei delinquenti, non dello Stato, ma questo succede oggi in una Italia che ha perso l’indignazione popolare.

L’Inps dai conti in rosso sta rastrellando tutto quello può inviando “lettere di rientro” di prestazioni erogate a suo dire erroneamente, giocando sugli equilibri mentali e fisici delle fasce della popolazione più esposte alla crisi.

Succede così che alle pensioni d’oro ed ai vitalizi, mai smontati, questa politica di gente ignobile contrappone il nulla nel salvataggio dei cittadini da imposizioni arbitrarie a cui è difficile opporsi quando le energie fisiche vengono spesso meno.

Succede che molti contribuenti vivano ora situazioni di disagio che possono mettere alla prova psicologie segnate dall’età. E si arriva al paradosso che racconta l’huffington post: ad 80 anni decurtata una pensione per errori fatti dall’ente emittente 24 anni prima!

Quando la politica fallisce è colpa dei cittadini che rinunciano alla loro umanità votando persone incapaci e senza scrupoli che hanno priorità lontanissime da quello spirito di servizio che tutti noi dovremmo ora ricordare loro di svolgere.

Per i prossimi 24 anni Giuseppe Sinaldi, un ex bidello 80enne di Treviso dovrà rifondere all’Inps, attraverso 288 trattenute sulla pensione, una al mese, i 24.836 euro che l’istituto ritiene di avergli versato in più nel corso della sua ‘carriera’ pensionistica.

L’infallibilità dei numeri non guarda in faccia a niente, a quanto pare. Né ai tempi che passano, né alla vita delle persone. A Giuseppe sono stati tolti 87,45 euro su una pensione di 438 euro che incassava unita a una indennità integrativa che aveva avuto la fortuna di farsi. In tutto 850 euro al mese che diventeranno 630 fino a giugno (Inps ha ricaricato su Giuseppe anche servizi e tasse) per poi salire fino a 770 fino al 2039. Pochi euro sopra la soglia di povertà assoluta (745 euro, dato Istat 2014).

Leggi il resto qui…

http://m.huffpost.com/it/entry/9389070

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