Robinù: intervista a Santoro

Robinù è il racconto di Napoli, definirlo “documentario” è riduttivo. Ne scrivo qui http://bit.ly/2c0qQYS
Blocco subito il solito commento “Saviano i problemi non stanno solo a Napoli”. Vero, ma Napoli è una città dilaniata, con un sindaco impotente. Inutile invitarmi a guardare altrove (Roma, Milano), distrarre lo sguardo non renderà migliore la situazione.

Emanuele Sibillo è diventato un’icona a Forcella. Era un babyboss ma trattano la sua memoria come quella di un prete passato a miglior vita, in odore di santità. I protagonisti di Robinù parlano di lui come di un padrino amorevole che di tutti si prendeva cura. Portano il suo stesso taglio di capelli per omaggiarlo e la stessa barba lunga.

Emanuele Sibillo è stato ucciso a 19 anni. La morte lo ha reso eterno, non solo, ha ricompattato un quartiere che solo nominalmente è nella seconda municipalità di Napoli e che solo nominalmente riconosce come autorità cittadina quella di Luigi De Magistris, ma che in realtà, quando Sibillo era in vita, aveva un solo mentore e una sola guida: Emanuele, appunto.

Napoli è sotto attacco (l’ultima stesa due giorni fa a via Toledo). Eppure la forza di De Magistris in questi anni è stata la sua furbizia: ha fatto credere che il bello di Napoli gli appartenesse, la violenza no, la criminalità no, il mantenimento dell’ordine no. Ha fatto credere che tutto ciò che rende ai napoletani la vita impossibile prescinda da lui, non rientri nelle sue funzioni.

Averroè premette a ogni suo scritto un’assunzione di responsabilità: quanto c’è di buono è merito di Dio, gli errori sono colpa sua.
Averroè non era sindaco di Napoli.

Roberto Saviano
E per capire quanto lo Stato ed il governo sia assente…
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