#cultura Wikileaks: fatti una tua opinione

WikiLeaks (dall’inglese leak «perdita», «fuga [di notizie]») è un’organizzazione internazionale senza scopo di lucro che riceve in modo anonimo, grazie a un contenitore (drop box) protetto da un potente sistema di cifratura, documenti coperti da segreto (di Stato, militare, industriale, bancario) e poi li carica sul proprio sito web. WikiLeaks riceve, in genere, documenti di carattere governativo o aziendale da fonti coperte dall’anonimato e da whistleblower.[2]

Il sito è curato da giornalisti, attivisti, scienziati. Comunque i cittadini di ogni parte del mondo possono inviare (sono anzi invitati a farlo) materiale «che porti alla luce comportamenti non etici di governi e aziende» tenuti nascosti. Gran parte dello staff del sito, come gli stessi fondatori del progetto, rimane anonima.

L’obiettivo dell’organizzazione è di assicurare che gli informatori non vengano perseguiti per la diffusione di documenti sensibili.[3]

L’organizzazione dichiara di verificare l’autenticità del materiale prima di pubblicarlo e di preservare l’anonimato degli informatori e di tutti coloro che sono implicati nellafuga di notizie.

Nonostante il prefisso, il progetto non è un wiki e non ha alcun legame con Wikimedia Foundation, l’organizzazione senza fini di lucro che possiede i server diWikipedia. WikiLeaks, per scelta, non ha alcuna sede ufficiale. Infatti vuole essere «una versione irrintracciabile di Wikipedia che consenta la pubblicazione e l’analisi di massa di documentazione riservata». Lo scopo ultimo è quello della trasparenza da parte dei governi quale garanzia di giustizia, di etica e di una più forte democrazia.

Il sito è stato fondato, tra gli altri, dall’attivista informatico Julian Assange, che ne è il caporedattore.

Chris Anderson: Benvenuto Julian. Si dice che Wikileaks, la tua creatura, abbia… negli ultimi anni reso pubblici più documenti classificati dei media di tutto il mondo messi insieme. E’ possibile che questo corrisponda al vero?

0:24
Julian Assange: Si, come fa ad essere vero? E’ preoccupante – vero? – che il resto dei media di tutto il mondo stia lavorando così male che un piccolo gruppo di attivisti riesce a pubblicare un maggior numero di informazioni di questo tipo del resto della stampa mondiale messa insieme.

 

0:39
CA: Come funziona? Come fa la gente a distribuire i documenti? E come riuscite a garantirne la privacy?

0:47
JA: Questi sono – per quel che capiamo – classiche “soffiate”. E abbiamo vari modi perché le informazioni possano arrivarci. Utilizziamo crittografie all’avanguardia per far rimbalzare il materiale su Internet, coprire le tracce, passare attraverso giurisdizioni legali come la Svezia e il Belgio per attuare queste protezioni legali. Otteniamo le informazioni tramite posta la posta ordinaria, crittografata o meno, le verifichiamo come fanno le agenzie informative regolari, le formattiamo cosa che a volte è molto difficile da fare, quando si tratta di database gigantesche di informazioni – le distribuiamo al pubblico e poi ci difendiamo contro gli inevitabili attacchi legali e politici.

1:32
CA: Quindi vi sforzate di garantire che i documenti siano legittimi. Ma in effetti non sapete quasi mai l’identità della fonte.

1:41
JA: Esatto, si. Molto raramente lo sappiamo. E se veniamo a saperlo distruggiamo quell’informazione non appena possibile. (Squilla il telefono). Maledizione.

1:53
(Risate)

1:57
CA: Penso che sia la CIA che chiede quale sia il codice per associarsi al TED.

2:01
(Risate)

2:04
Prendiamo un esempio reale. Questo è qualcosa che avete fatto trapelare qualche anno fa. Se possiamo avere il documento sullo schermo… Questa era una storia di qualche anno fa in Kenia. Puoi dirci cosa avete rivelato e quel che è successo?

2:17
JA: E’ il rapporto Kroll. Un rapporto dei servizi segreti su richiesta del governo Keniota dopo le elezioni del 2004. Prima del 2004 il Kenia era governato da Daniel arap Moi per 18 anni. Era un dittatore “blando” in Kenia. E quando Kibaki andò al potere – mediante una coalizione di forze che cercavano di ripulire il Kenya dalla corruzione – ordinarono questa inchiesta, speseroo due milioni di sterline su questa e su altre inchieste correlate. E poi il governo l’ha messo da parte e l’ha utilizzato per influenzare politicamente Moi, che era l’uomo più ricco – e lo è tuttora – in Kenia. E’ il Sacro Graal del giornalismo keniota. Così andai in Kenia nel 2007, e riuscii ad ottenere i documenti proprio prima delle elezioni – le elezioni nazionali del 28 dicembre. Quando pubblicammo l’inchiesta, lo facemmo tre giorni dopo che il nuovo presidente Kibaki aveva deciso di diventare amico dell’uomo che stava per epurare, Daniel arap Moi. Così questa inchiesta diventò un fardello mortale per il presidente Kibaki.

3:34
CA: E – per farla breve – la notizia dell’inchiesta trapelò in Kenia, non dai media ufficiali, ma indirettamente. E, secondo te, smosse effettivamente l’elettorato. JA: Si, fu la prima pagina del Guardian e poi fu pubblicata nei paesi circostanti il Kenia, dalla stampa in Tanzania e in Sud Africa. E così arrivò dall’esterno. E questo, dopo alcuni giorni, fece sentire la stampa keniota al sicuro per poterne parlare. E ne parlò la TV keniota per 20 sere di fila, e ha spostò il voto del 10%, a detta di un rapporto dei servizi kenioti, cosa che modificò il risultato elettorale.

4:11
CA: Caspita, quindi la vostra soffiata ha per davvero cambiato il mondo?

4:15
Ja: Certo.

4:17
(Applausi)

4:21
CA: Ecco qui… Vi facciamo vedere un breve estratto da questo video di un’incursione aerea su Baghdad. Il video è più lungo. Ma eccovi un breve estratto. Si tratta – vi avverto – di materiale molto forte.

4:35
Radio: ….fottutissimi, quando ci sei sopra, falli fuori. Vedo il tuo elemento, ah, ho quattro Humvee, ah, lungo la.. Vai. Bene. Fuoco. Fammi sapere quando li hai presi. Fuoco. Falli fuori tutti. Forza, fuoco! (raffiche di mitraglia) Continua a sparare. Continua a sparare. (raffiche di mitraglia) Continua a sparare. Hotel… Bushmaster Two-Six, Bushmaster Two-Six, dobbiamo spostarci, ora! Bene, abbiamo appena ingaggiato tutti gli 8 individui. Si, se ne vedono due, e stiamo ancora sparando. Ricevuto. Presi. Two-Six, qui Two- Six, siamo in movimento. Ops, scusa. Che è successo? Maledizione, Kyle. Bene, hahaha. Li ho colpiti.

5:25
CA: Che impatto ha avuto tutto questo?

5:28
JA: L’impatto sulla gente che ci ha lavorato è stato pesante. Abbiamo finito col mandare due persone a Baghdad per fare ulteriori ricerche su questa storia. Questo è solo il primo di tre attacchi che sono avvenuti su questa scena.

5:42
CA: Quindi, voglio dire, 11 persone sono morte in quell’attacco, vero? compresi due dipendenti della Reuters?

5:46
JA: Si. Due dipendenti della Reuters, due bambini piccoli sono stati feriti. Ci sono stati tra le 18 e le 26 persone uccise in totale.

5:54
CA: E la pubblicazione di questo filmato ha provocato grande indignazione. Qual è stato l’elemento chiave che ha effettivamente provocato l’oltraggio, secondo te?

6:03
JA: Non lo so, immagino che la gente sia in grado di vedere l’enorme disuguaglianza di forze. Ci sono persone che camminano tranquille per strada, e poi un elicottero Apache nascosto in un angolo che spara proiettili da 30 millimetri su tutti – cercando una scusa qualsiasi per farlo – e uccidendo la gente che assiste i feriti. E sono stati coinvolti due giornalisti che chiaramente non erano degli insorti, perché quello è un lavoro a tempo pieno.

6:29
CA: Cioè, c’è stato questo analista dei servizi statunitensi, Bradley Manning, che è stato arrestato. E si dice che abbia confessato in una “chat” in rete di aver fatto trapelare questo video a Wikileaks assieme a 280.000 comunicazioni riservate di ambasciate USA. Voglio dire, l’ha fatto?

6:47
JA: Dunque, abbiamo negato di aver ricevuto quei messaggi. E’ stato accusato, circa cinque giorni fa, di aver ottenuto 150.000 comunicazioni e di averne pubblicato 50. Ora, avevamo pubblicato all’inizio dell’anno una comunicazione dall’ambasciata USA a Reykjavik. Ma non c’è necessariamente un collegamento. Voglio dire, ero un visitatore conosciuto di quell’ambasciata.

7:11
CA: Cioè, se hai ricevuto migliaia di comunicazioni diplomatiche dell’ambasciata USA…

7:16
JA: Le avremmo rese pubbliche. (CA: Davvero?)

7:18
JA: Si. (CA: Perché?)

7:21
JA: Beh, perché queste cose rivelano la realtà di, diciamo, di come sono i governi arabi, e gli abusi reali dei diritti umani in questo governi. Se si guarda alle comunicazioni declassificate questo è il tipo di materiale che contengono.

7:37
CA: Parliamo più in generale di tutto ciò. Cioè, in generale, qual è la tua filosofia? Perché è giusto incoraggiare le “soffiate” su informazioni segrete?

7:47
JA: Bene, la questione è quale tipo di informazione è importante per il mondo quale tipo di informazione sia in grado di conseguire riforme. E c’è molta informazione. Quindi le informazioni per le quali le organizzazioni fanno sforzi finanziari per tenerle nascoste indicano molto chiaramente che quando quell’informazione esce c’è speranza che faccia del bene. Poiché le organizzazioni che ne sono a conoscenza, che la sanno tutta stanno spendendosi per mantenerle segrete. E questo è quanto abbiamo riscontrato nella pratica. E questo costituisce la storia del giornalismo.

8:19
CA: Ma non c’è il rischio che, per i diretti interessati o anche per la società nel suo insieme, le soffiate possano davvero avere conseguenze indesiderate?

8:31
JA: Mai visto niente di simile con il materiale che abbiamo pubblicato. Cioè, abbiamo un politica di immunizzazione dal male. Abbiamo un modo di trattare le informazioni che hanno qualcosa di personale – informazioni in grado di identificare una persona. Ma ci sono segreti legittimi – diciamo, i dati personali medici, questo è un segreto legittimo. Ma trattiamo con coloro che ci passano le soffiate che sono davvero molto motivati.

8:55
CA: Quindi sono molto motivati. E cosa diresti, ad esempio, a sai, ad un genitore – il cui figlio è in servizio nell’esercito degli USA, e che dice “Lo sai, hai pubblicato qualcosa che ha un secondo fine. Mostra un soldato USA che ride davanti a gente che muore. Questo da l’impressione che – ha dato l’impressione a milioni di persone nel mondo che i soldati USA sono persone disumane. Ma non è così. Mio figlio non è così. Come osi?” Cosa risponderesti?

9:23
JA: Si, abbiamo tanti di questi esempi. Ma ricordatevi, la gente di Baghdad, la gente in Iraq, la gente in Afghanistan – non ha bisogno di vedere il video; lo vedono ogni giorno. Quindi il video non cambierà la loro opinione, non cambierà la loro percezione. Questo è quanto vedono ogni giorno. Cambierà la percezione e l’opinione della gente che sta pagando per tutto questo. E questa è la nostra speranza.

9:47
CA: Quindi hai trovato un modo per gettare luce in ciò che vedi come tutti questi segreti inconfessabili nelle aziende e nei governi. La luce è buona. Ma non vedi l’ironia nel fatto che, per arrivare a far brillare quella luce, debba tu stesso creare segretezza sulle tue fonti?

10:08
JA: Non proprio. Cioè, non abbiamo ancora avuto dissidenti in Wikileaks. Non abbiamo fonti che sono dissidenti su altre fonti. Se questo accadesse, sarebbe una situazione molto complicata per noi. Ma, presumibilmente, agiamo in modo tale che la gente si sente moralmente obbligata a continuare la missione, a non comprometterla.

10:33
CA: Sarei effettivamente interessato, basandomi solo su quel che ho sentito fino ad ora – Sono curioso di avere l’opinione del pubblico del TED. Sai, ci possono essere un paio di punti di vista su Wikileaks e su Julian. Sai, eroe – eroe del popolo – che porta questa luce importante. Pericoloso fomentatore, agitatore. Chi lo vede come un eroe? Chi come un pericoloso agitatore?

11:02
JA: Forza. Ce ne deve essere qualcuno.

11:05
CA: E’ un pubblico mite, Julian, un pubblico mite. Dobbiamo provarci meglio. Mettiamoli di fronte ad un altro esempio. Ecco qualcosa che non avete ancora pubblicato, ma che state per pubblicare per il TED. Cioè, è una storia intrigante che è appena successa, vero? Di che si tratta?

11:19
JA: Questo è un esempio di ciò che facciamo, praticamente ogni giorno. Alla fine dell’anno scorso – lo scorso novembre – ci sono state una serie di esplosioni di pozzi in Albania come l’esplosione nel Golfo del Messico, ma non così grosse. E abbiamo ricevuto un’inchiesta – una specie di analisi tecnica di quanto accaduto – che diceva che le guardie giurate di compagnie petrolifere rivali e concorrenti avevano in realtà parcheggiato dei camion e li avevano fatti saltare. E che una parte del governo albanese era implicato ecc.ecc. E la relazione tecnica non aveva un titolo o un’intestazione. Era un documento estremamente difficile per noi. Non potevamo verificarlo poiché non sapevamo chi l’avesse redatto e di cosa si trattasse. Quindi eravamo scettici, pensavamo che magari una compagnia petrolifera rivale stesse facendo i suoi giochi. Con questo presupposto l’abbiamo reso pubblico e abbiamo detto “Guardate, siamo scettici rispetto a questa cosa. Non sappiamo, ma che possiamo fare? Il materiale sembra buono, la sensazione è che sia buono ma non siamo in grado di verificarlo.” E così poi abbiamo ricevuto una lettera proprio questa settimana dall’azienda che l’ha redatto, che vuole risalire alla fonte della soffiata – (Risate) che dice “Hei, vogliamo rintracciare la fonte.” E così noi abbiamo risposto “Oh, diteci di più. Di quale documento si tratta? Potete dimostrare di avere autorità legale su quel documento? E’ davvero vostro?” Così ci hanno spedito questo “screenshot” con l’autore e la sua identità in Microsoft Word. Si. (Applausi) Ne succedono tante di cose così. Questo è uno dei nostri metodi per identificare – per verificare di che materiale si tratta, proviamo a fare in modo che ci scrivano una lettera.

13:13
CA: Certo. Avete avuto informazioni dall’interno della BP?

13:18
JA: Si, parecchie, ma, diciamo, al momento, stiamo facendo un certo sforzo di raccolta fondi e per la tecnologia. Quindi il tasso di pubblicazione negli ultimi mesi è stato diciamo ridotto al minimo mentre ristrutturiamo i nostri sistemi informatici di appoggio a causa dell’interessamento fenomenale da parte del pubblico. E’ un problema. Cioè, come ogni organizzazione agli esordi che sta crescendo, siamo come travolti dalla nostra stessa crescita. E questo vuol dire che ci arrivano enormi quantità di soffiate e rivelazioni di altissimo calibro, ma non disponiamo di sufficiente personale per esaminare e vagliare queste informazioni.

13:55
CA: Quindi ecco il collo di bottiglia principale in parole povere: giornalisti volontari e/o il finanziamento di stipendi per i giornalisti?

14:02
JA: Si. Certo, e persone di fiducia. Cioè, siamo un’organizzazione che non è facile far crescere in fretta per il tipo di materiale che trattiamo. Quindi dobbiamo ristrutturarci per poter avere gente che gestisce la roba relativa alla sicurezza nazionale di massimo livello, e poi i casi di livello di sicurezza più basso.

14:20
CA: Aiutaci a capire qualcosa di te, della tua persona e di come sei arrivato a questo. E credo di aver letto che tu da bambino sia stato in 37 scuole diverse. E’ possibile?

14:32
JA: Dunque, i miei genitori lavoravano nel cinema e poi erano in fuga da una setta, e quindi l’insieme delle due cose…

14:39
(Risate)

14:43
CA: Uno psicologo potrebbe dire che è una formula per la paranoia.

14:48
JA: Cosa, l’industria cinematografica?

14:50
(Risate)

14:53
(Applausi)

14:56
CA: E sei anche stato – cioè sei anche stato un hacker da giovanissimo e hai avuto a che fare con le autorità da giovane. JA: Ero giornalista. Sai, ero un giovanissimo giornalista attivista ad un’età molto precoce. Scrivevo una rivista, sono stato processato per quella rivista quando ero adolescente. Quindi devi stare attento con l’espressione “hacker”. Cioè, è un metodo – c’è un metodo che può essere impiegato per cose diverse. Sfortunatamente al momento, è principalmente utilizzato dalla mafia russa per rubare il conto in banca delle nonnette. Quindi l’espressione non è – non è così piacevole come era un tempo.

15:30
CA: Si, beh, certo non credo che tu stia rubando dal conto in banca di nessuna nonnetta. Ma che mi dici a proposito dei tuo valori fondamentali? Puoi darci un senso di quali sono e magari anche un episodio della tua vita che ha contribuito a determinarli?

15:49
JA: Non saprei indicare un evento preciso. Ma i valori fondamentali bene, gli uomini capaci, generosi non creano vittime; si occupano delle vittime. E questo è qualcosa che mi viene da mio padre e da altri uomini capaci e generosi che hanno fatto parte della mia vita.

16:09
CA: Gli uomini capaci e generosi non creano vittime; accudiscono le vittime?

16:13
JA: Si. E, sai, Sono una persona combattiva, quindi non sono molto bravo quando si tratta di accudire. Ma in qualche modo – C’è un altro modo di accudire le vittime, che è vigilare sui responsabili del crimine. E quindi questo è qualcosa che fa parte della mia personalità da molto tempo.

16:38
CA: Dicci ora, molto velocemente nell’ultimo minuto, la storia di cosa è successo in Islanda? Praticamente hai pubblicato qualcosa lì, ci sono stati problemi con una banca, e poi i servizi di informazione lì hanno avuto l’ingiunzione di non pubblicare. Al contrario, hanno dato visibilità alla tua parte. La cosa ti ha reso un personaggio di spicco in Islanda. E poi?

17:00
JA: Si, è un grande caso, sai. L’Islanda ha attraversato questa crisi finanziaria. E’ stata colpita più duramente di qualsiasi altro paese al mondo. Il settore bancario era 10 volte il PIL del resto dell’economia. Allora, noi pubblichiamo questa inchiesta nel luglio dello scorso anno. E alla televisione nazionale arriva l’ingiunzione cinque minuti prima della trasmissione. Come in un film, l’ingiunzione è arrivata sulla scrivania della redazione e il giornalista si dice qualcosa come, “Non è mai successo niente di simile. Che fare?” Bene, mostriamo l’immagine del sito web, al posto della notizia per tutto il tempo, come riempitivo. E così siamo diventati molto famosi in Islanda, siamo andati in Islanda e abbiamo parlato della questione. E c’era una sensazione nella comunità che queste cose non dovessero accadere mai più. E come risultato, lavorando con politici islandesi e altri esperti legali internazionali, abbiamo messo insieme una specie di pacchetto legislativo per l’Islanda che è diventato una specie di porto franco per la stampa libera con le protezioni per i giornalisti più forti del mondo, con un Premio Nobel per la libertà di stampa. L’Islanda è un paese nordico e così, come la Norvegia, è in grado di accedere al sistema. E solo un mese fa, la cosa è stata approvata dal parlamento islandese all’unanimità.

18:14
CA: Caspita.

18:16
(Applausi)

18:22
Un’ultima domanda, Julian. Quando pensi al futuro, allora, pensi che sia più probabile l’avvento di un Grande Fratello che esercita più controllo, più segretezza, o noi che vigiliamo sul Grande Fratello, o è ancora tutta da giocare?

18:39
JA: Non sono sicuro di come andrà. Voglio dire, ci sono enormi pressioni per armonizzare la legislazione in fatto di libertà di espressione e legislazione sulla trasparenza nel mondo – all’interno dell’Unione Europea, tra la Cina e gli Stati Uniti. In che direzione si andrà? E’ difficile capirlo. Ecco perché è molto interessante vivere in questo momento. Perché sforzandoci un pochino possiamo spostare le cose da una parte o dall’altra.

19:03
CA: Bene, credo di interpretare l’opinione del pubblico dicendo, Julian, stai attento e che tu possa farcela.

19:10
JA: Grazie Chris. (CA: Grazie.)

19:12
(Applausi)

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