Pianificare è rendere più efficaci le nostre azioni


C’era una volta un boscaiolo che si presentò a lavorare in una segheria.
Il salario era buono e le condizioni di lavoro ancora migliori, per cui il boscaiolo volle fare bella figura.
Il primo giorno si presentò al caposquadra, il quale gli diede un’ascia e gli assegnò una zona del bosco.
L’uomo, pieno di entusiasmo, andò nel bosco a fare legna.
In una sola giornata abbatté diciotto alberi. 

 

«Complimenti», gli disse il caposquadra.
«Va’ avanti così».
Incitato da quelle parole, il boscaiolo decise di migliorare il proprio rendimento il giorno dopo. 
Così quella sera andò a letto presto. 
La mattina dopo si alzò prima degli altri e andò nel bosco. 
Nonostante l’impegno, non riuscì ad abbattere più di quindici alberi. 
«Devo essere stanco», pensò. 
E decise di andare a dormire al tramonto. 
All’alba si alzò deciso a battere il record dei diciotto alberi. 
Invece quel giorno non riuscì ad abbatterne neppure la metà. 
Il giorno dopo furono sette, poi cinque, e l’ultimo giorno passò l’intero pomeriggio tentando di abbattere il suo secondo albero. 
Preoccupato per quello che avrebbe pensato il caposquadra, il boscaiolo andò 
a raccontargli quello che era successo, e giurava e spergiurava che si stava sforzando ai limiti dello sfinimento. 
Il caposquadra gli chiese: 
«Quand’è stata l’ultima volta che hai affilato la tua ascia?». 
«Affilare? Non ho avuto il tempo di affilarla: ero troppo occupato ad abbattere alberi». 

 

Facebook: se non sai sorridere, non aprire una pagina


Questo articolo parla di Epic Fail e di successi nell’utilizzo di Facebook da parte delle aziende.

Dice un vecchio proverbio cinese che chi non sa sorridere non deve aprire un negozio. Aggiornandolo ai tempi di oggi si potrebbe dire che non si dovrebbe nemmeno aprire una pagina Facebook.

Ti racconto l’esperienza di questa mattina.

Mi connetto online e visito le pagine Facebook di 2 aziende. La prima ha 1.6 milioni di like, la seconda arriva a 500 like, la differenza è giustificata dal mercato di riferimento delle due società, ma 500 like vuol dire scarsa applicazione nel promuoverla nel mondo reale.

Mi connetto con la prima ed in poco tempo ottengo una risposta chiara e puntuale alla mia domanda da parte di Giulia, un vero “brand ambassador” dell’azienda per cui lavora. Alla fine delle sue comunicazioni non dimentica di firmarsi. Io parlo con lei che è una persona fisica come sono io. Mi toglie subito l’imbarazzo di parlare con qualcuno di cui non conosco l’identità.

Mi connetto con la seconda azienda, di cui non farò il nome, e dopo alcuni minuti ottengo la risposta alla mia domanda. Essendo il messaggio non firmato, chiedo la cortesia di sapere con chi stessi parlando. Guardo sullo schermo che il messaggio è stato visualizzato ma nessuno mi risponde.

E’ semplice maleducazione o incapacità professionale? Sicuramente l’azienda non ha ritenuto che la comunicazione frontale con il cliente attraverso Facebook fosse fondamentale ed ha lasciato nelle mani di qualcuno uno strumento che invece di rivelarsi un canale di comunicazione si è rivelato un boomerang per le vendite di quella impresa.

Avrei potuto immediatamente lasciare un feedback negativo nella pagina dello sprovveduto comunicatore/comunicatrice spiegando che nessuno ha evaso le mie domande ma questo non è nel mio stile. Sicuramente se dovessi acquistare in futuro gli articoli proposti dall’azienda scorbutica farei prima un giro  per cercare gli stessi articoli da qualche suo concorrente.

 

Come dice Zio Mike, bisogna sempre punire con un regalo le persone che ci offendono. Per questo motivo invierò questo articolo all’azienda numero 2. E farò i complimenti alla numero 1.

Suggerisco agli imprenditori che vogliono approfondire il concetto di webmarketing relazionale il lavoro di  Bryan Kramer oppure di cominciare a leggere il materiale del corso bit.do/tecnofelicita

e ricordate, siamo sempre la media delle 5 persone che frequentiamo più spesso.

educazione

 

Dr. Marco Costanzo

Digital Coach e Social Media Strategist

 

 

Aggiornamento [] Dopo aver inviato questo articolo al contatto chat della pagina facebook sono stato contattato da chi gestisce la pagina che mi ha spiegato che il trattamento a me riservato era in funzione della mia veste di venditore e non di acquirente. La reticenza a dire il proprio nome era legata quindi al mio ruolo. Per questo motivo sicuramente l’azienda numero 2 sicuramente non è da considerare scorbutica verso i clienti.