#cultura Wikileaks: fatti una tua opinione


WikiLeaks (dall’inglese leak «perdita», «fuga [di notizie]») è un’organizzazione internazionale senza scopo di lucro che riceve in modo anonimo, grazie a un contenitore (drop box) protetto da un potente sistema di cifratura, documenti coperti da segreto (di Stato, militare, industriale, bancario) e poi li carica sul proprio sito web. WikiLeaks riceve, in genere, documenti di carattere governativo o aziendale da fonti coperte dall’anonimato e da whistleblower.[2]

Il sito è curato da giornalisti, attivisti, scienziati. Comunque i cittadini di ogni parte del mondo possono inviare (sono anzi invitati a farlo) materiale «che porti alla luce comportamenti non etici di governi e aziende» tenuti nascosti. Gran parte dello staff del sito, come gli stessi fondatori del progetto, rimane anonima.

L’obiettivo dell’organizzazione è di assicurare che gli informatori non vengano perseguiti per la diffusione di documenti sensibili.[3]

L’organizzazione dichiara di verificare l’autenticità del materiale prima di pubblicarlo e di preservare l’anonimato degli informatori e di tutti coloro che sono implicati nellafuga di notizie.

Nonostante il prefisso, il progetto non è un wiki e non ha alcun legame con Wikimedia Foundation, l’organizzazione senza fini di lucro che possiede i server diWikipedia. WikiLeaks, per scelta, non ha alcuna sede ufficiale. Infatti vuole essere «una versione irrintracciabile di Wikipedia che consenta la pubblicazione e l’analisi di massa di documentazione riservata». Lo scopo ultimo è quello della trasparenza da parte dei governi quale garanzia di giustizia, di etica e di una più forte democrazia.

Il sito è stato fondato, tra gli altri, dall’attivista informatico Julian Assange, che ne è il caporedattore.

Chris Anderson: Benvenuto Julian. Si dice che Wikileaks, la tua creatura, abbia… negli ultimi anni reso pubblici più documenti classificati dei media di tutto il mondo messi insieme. E’ possibile che questo corrisponda al vero?

0:24
Julian Assange: Si, come fa ad essere vero? E’ preoccupante – vero? – che il resto dei media di tutto il mondo stia lavorando così male che un piccolo gruppo di attivisti riesce a pubblicare un maggior numero di informazioni di questo tipo del resto della stampa mondiale messa insieme.

 

0:39
CA: Come funziona? Come fa la gente a distribuire i documenti? E come riuscite a garantirne la privacy?

0:47
JA: Questi sono – per quel che capiamo – classiche “soffiate”. E abbiamo vari modi perché le informazioni possano arrivarci. Utilizziamo crittografie all’avanguardia per far rimbalzare il materiale su Internet, coprire le tracce, passare attraverso giurisdizioni legali come la Svezia e il Belgio per attuare queste protezioni legali. Otteniamo le informazioni tramite posta la posta ordinaria, crittografata o meno, le verifichiamo come fanno le agenzie informative regolari, le formattiamo cosa che a volte è molto difficile da fare, quando si tratta di database gigantesche di informazioni – le distribuiamo al pubblico e poi ci difendiamo contro gli inevitabili attacchi legali e politici.

1:32
CA: Quindi vi sforzate di garantire che i documenti siano legittimi. Ma in effetti non sapete quasi mai l’identità della fonte.

1:41
JA: Esatto, si. Molto raramente lo sappiamo. E se veniamo a saperlo distruggiamo quell’informazione non appena possibile. (Squilla il telefono). Maledizione.

1:53
(Risate)

1:57
CA: Penso che sia la CIA che chiede quale sia il codice per associarsi al TED.

2:01
(Risate)

2:04
Prendiamo un esempio reale. Questo è qualcosa che avete fatto trapelare qualche anno fa. Se possiamo avere il documento sullo schermo… Questa era una storia di qualche anno fa in Kenia. Puoi dirci cosa avete rivelato e quel che è successo?

2:17
JA: E’ il rapporto Kroll. Un rapporto dei servizi segreti su richiesta del governo Keniota dopo le elezioni del 2004. Prima del 2004 il Kenia era governato da Daniel arap Moi per 18 anni. Era un dittatore “blando” in Kenia. E quando Kibaki andò al potere – mediante una coalizione di forze che cercavano di ripulire il Kenya dalla corruzione – ordinarono questa inchiesta, speseroo due milioni di sterline su questa e su altre inchieste correlate. E poi il governo l’ha messo da parte e l’ha utilizzato per influenzare politicamente Moi, che era l’uomo più ricco – e lo è tuttora – in Kenia. E’ il Sacro Graal del giornalismo keniota. Così andai in Kenia nel 2007, e riuscii ad ottenere i documenti proprio prima delle elezioni – le elezioni nazionali del 28 dicembre. Quando pubblicammo l’inchiesta, lo facemmo tre giorni dopo che il nuovo presidente Kibaki aveva deciso di diventare amico dell’uomo che stava per epurare, Daniel arap Moi. Così questa inchiesta diventò un fardello mortale per il presidente Kibaki.

3:34
CA: E – per farla breve – la notizia dell’inchiesta trapelò in Kenia, non dai media ufficiali, ma indirettamente. E, secondo te, smosse effettivamente l’elettorato. JA: Si, fu la prima pagina del Guardian e poi fu pubblicata nei paesi circostanti il Kenia, dalla stampa in Tanzania e in Sud Africa. E così arrivò dall’esterno. E questo, dopo alcuni giorni, fece sentire la stampa keniota al sicuro per poterne parlare. E ne parlò la TV keniota per 20 sere di fila, e ha spostò il voto del 10%, a detta di un rapporto dei servizi kenioti, cosa che modificò il risultato elettorale.

4:11
CA: Caspita, quindi la vostra soffiata ha per davvero cambiato il mondo?

4:15
Ja: Certo.

4:17
(Applausi)

4:21
CA: Ecco qui… Vi facciamo vedere un breve estratto da questo video di un’incursione aerea su Baghdad. Il video è più lungo. Ma eccovi un breve estratto. Si tratta – vi avverto – di materiale molto forte.

4:35
Radio: ….fottutissimi, quando ci sei sopra, falli fuori. Vedo il tuo elemento, ah, ho quattro Humvee, ah, lungo la.. Vai. Bene. Fuoco. Fammi sapere quando li hai presi. Fuoco. Falli fuori tutti. Forza, fuoco! (raffiche di mitraglia) Continua a sparare. Continua a sparare. (raffiche di mitraglia) Continua a sparare. Hotel… Bushmaster Two-Six, Bushmaster Two-Six, dobbiamo spostarci, ora! Bene, abbiamo appena ingaggiato tutti gli 8 individui. Si, se ne vedono due, e stiamo ancora sparando. Ricevuto. Presi. Two-Six, qui Two- Six, siamo in movimento. Ops, scusa. Che è successo? Maledizione, Kyle. Bene, hahaha. Li ho colpiti.

5:25
CA: Che impatto ha avuto tutto questo?

5:28
JA: L’impatto sulla gente che ci ha lavorato è stato pesante. Abbiamo finito col mandare due persone a Baghdad per fare ulteriori ricerche su questa storia. Questo è solo il primo di tre attacchi che sono avvenuti su questa scena.

5:42
CA: Quindi, voglio dire, 11 persone sono morte in quell’attacco, vero? compresi due dipendenti della Reuters?

5:46
JA: Si. Due dipendenti della Reuters, due bambini piccoli sono stati feriti. Ci sono stati tra le 18 e le 26 persone uccise in totale.

5:54
CA: E la pubblicazione di questo filmato ha provocato grande indignazione. Qual è stato l’elemento chiave che ha effettivamente provocato l’oltraggio, secondo te?

6:03
JA: Non lo so, immagino che la gente sia in grado di vedere l’enorme disuguaglianza di forze. Ci sono persone che camminano tranquille per strada, e poi un elicottero Apache nascosto in un angolo che spara proiettili da 30 millimetri su tutti – cercando una scusa qualsiasi per farlo – e uccidendo la gente che assiste i feriti. E sono stati coinvolti due giornalisti che chiaramente non erano degli insorti, perché quello è un lavoro a tempo pieno.

6:29
CA: Cioè, c’è stato questo analista dei servizi statunitensi, Bradley Manning, che è stato arrestato. E si dice che abbia confessato in una “chat” in rete di aver fatto trapelare questo video a Wikileaks assieme a 280.000 comunicazioni riservate di ambasciate USA. Voglio dire, l’ha fatto?

6:47
JA: Dunque, abbiamo negato di aver ricevuto quei messaggi. E’ stato accusato, circa cinque giorni fa, di aver ottenuto 150.000 comunicazioni e di averne pubblicato 50. Ora, avevamo pubblicato all’inizio dell’anno una comunicazione dall’ambasciata USA a Reykjavik. Ma non c’è necessariamente un collegamento. Voglio dire, ero un visitatore conosciuto di quell’ambasciata.

7:11
CA: Cioè, se hai ricevuto migliaia di comunicazioni diplomatiche dell’ambasciata USA…

7:16
JA: Le avremmo rese pubbliche. (CA: Davvero?)

7:18
JA: Si. (CA: Perché?)

7:21
JA: Beh, perché queste cose rivelano la realtà di, diciamo, di come sono i governi arabi, e gli abusi reali dei diritti umani in questo governi. Se si guarda alle comunicazioni declassificate questo è il tipo di materiale che contengono.

7:37
CA: Parliamo più in generale di tutto ciò. Cioè, in generale, qual è la tua filosofia? Perché è giusto incoraggiare le “soffiate” su informazioni segrete?

7:47
JA: Bene, la questione è quale tipo di informazione è importante per il mondo quale tipo di informazione sia in grado di conseguire riforme. E c’è molta informazione. Quindi le informazioni per le quali le organizzazioni fanno sforzi finanziari per tenerle nascoste indicano molto chiaramente che quando quell’informazione esce c’è speranza che faccia del bene. Poiché le organizzazioni che ne sono a conoscenza, che la sanno tutta stanno spendendosi per mantenerle segrete. E questo è quanto abbiamo riscontrato nella pratica. E questo costituisce la storia del giornalismo.

8:19
CA: Ma non c’è il rischio che, per i diretti interessati o anche per la società nel suo insieme, le soffiate possano davvero avere conseguenze indesiderate?

8:31
JA: Mai visto niente di simile con il materiale che abbiamo pubblicato. Cioè, abbiamo un politica di immunizzazione dal male. Abbiamo un modo di trattare le informazioni che hanno qualcosa di personale – informazioni in grado di identificare una persona. Ma ci sono segreti legittimi – diciamo, i dati personali medici, questo è un segreto legittimo. Ma trattiamo con coloro che ci passano le soffiate che sono davvero molto motivati.

8:55
CA: Quindi sono molto motivati. E cosa diresti, ad esempio, a sai, ad un genitore – il cui figlio è in servizio nell’esercito degli USA, e che dice “Lo sai, hai pubblicato qualcosa che ha un secondo fine. Mostra un soldato USA che ride davanti a gente che muore. Questo da l’impressione che – ha dato l’impressione a milioni di persone nel mondo che i soldati USA sono persone disumane. Ma non è così. Mio figlio non è così. Come osi?” Cosa risponderesti?

9:23
JA: Si, abbiamo tanti di questi esempi. Ma ricordatevi, la gente di Baghdad, la gente in Iraq, la gente in Afghanistan – non ha bisogno di vedere il video; lo vedono ogni giorno. Quindi il video non cambierà la loro opinione, non cambierà la loro percezione. Questo è quanto vedono ogni giorno. Cambierà la percezione e l’opinione della gente che sta pagando per tutto questo. E questa è la nostra speranza.

9:47
CA: Quindi hai trovato un modo per gettare luce in ciò che vedi come tutti questi segreti inconfessabili nelle aziende e nei governi. La luce è buona. Ma non vedi l’ironia nel fatto che, per arrivare a far brillare quella luce, debba tu stesso creare segretezza sulle tue fonti?

10:08
JA: Non proprio. Cioè, non abbiamo ancora avuto dissidenti in Wikileaks. Non abbiamo fonti che sono dissidenti su altre fonti. Se questo accadesse, sarebbe una situazione molto complicata per noi. Ma, presumibilmente, agiamo in modo tale che la gente si sente moralmente obbligata a continuare la missione, a non comprometterla.

10:33
CA: Sarei effettivamente interessato, basandomi solo su quel che ho sentito fino ad ora – Sono curioso di avere l’opinione del pubblico del TED. Sai, ci possono essere un paio di punti di vista su Wikileaks e su Julian. Sai, eroe – eroe del popolo – che porta questa luce importante. Pericoloso fomentatore, agitatore. Chi lo vede come un eroe? Chi come un pericoloso agitatore?

11:02
JA: Forza. Ce ne deve essere qualcuno.

11:05
CA: E’ un pubblico mite, Julian, un pubblico mite. Dobbiamo provarci meglio. Mettiamoli di fronte ad un altro esempio. Ecco qualcosa che non avete ancora pubblicato, ma che state per pubblicare per il TED. Cioè, è una storia intrigante che è appena successa, vero? Di che si tratta?

11:19
JA: Questo è un esempio di ciò che facciamo, praticamente ogni giorno. Alla fine dell’anno scorso – lo scorso novembre – ci sono state una serie di esplosioni di pozzi in Albania come l’esplosione nel Golfo del Messico, ma non così grosse. E abbiamo ricevuto un’inchiesta – una specie di analisi tecnica di quanto accaduto – che diceva che le guardie giurate di compagnie petrolifere rivali e concorrenti avevano in realtà parcheggiato dei camion e li avevano fatti saltare. E che una parte del governo albanese era implicato ecc.ecc. E la relazione tecnica non aveva un titolo o un’intestazione. Era un documento estremamente difficile per noi. Non potevamo verificarlo poiché non sapevamo chi l’avesse redatto e di cosa si trattasse. Quindi eravamo scettici, pensavamo che magari una compagnia petrolifera rivale stesse facendo i suoi giochi. Con questo presupposto l’abbiamo reso pubblico e abbiamo detto “Guardate, siamo scettici rispetto a questa cosa. Non sappiamo, ma che possiamo fare? Il materiale sembra buono, la sensazione è che sia buono ma non siamo in grado di verificarlo.” E così poi abbiamo ricevuto una lettera proprio questa settimana dall’azienda che l’ha redatto, che vuole risalire alla fonte della soffiata – (Risate) che dice “Hei, vogliamo rintracciare la fonte.” E così noi abbiamo risposto “Oh, diteci di più. Di quale documento si tratta? Potete dimostrare di avere autorità legale su quel documento? E’ davvero vostro?” Così ci hanno spedito questo “screenshot” con l’autore e la sua identità in Microsoft Word. Si. (Applausi) Ne succedono tante di cose così. Questo è uno dei nostri metodi per identificare – per verificare di che materiale si tratta, proviamo a fare in modo che ci scrivano una lettera.

13:13
CA: Certo. Avete avuto informazioni dall’interno della BP?

13:18
JA: Si, parecchie, ma, diciamo, al momento, stiamo facendo un certo sforzo di raccolta fondi e per la tecnologia. Quindi il tasso di pubblicazione negli ultimi mesi è stato diciamo ridotto al minimo mentre ristrutturiamo i nostri sistemi informatici di appoggio a causa dell’interessamento fenomenale da parte del pubblico. E’ un problema. Cioè, come ogni organizzazione agli esordi che sta crescendo, siamo come travolti dalla nostra stessa crescita. E questo vuol dire che ci arrivano enormi quantità di soffiate e rivelazioni di altissimo calibro, ma non disponiamo di sufficiente personale per esaminare e vagliare queste informazioni.

13:55
CA: Quindi ecco il collo di bottiglia principale in parole povere: giornalisti volontari e/o il finanziamento di stipendi per i giornalisti?

14:02
JA: Si. Certo, e persone di fiducia. Cioè, siamo un’organizzazione che non è facile far crescere in fretta per il tipo di materiale che trattiamo. Quindi dobbiamo ristrutturarci per poter avere gente che gestisce la roba relativa alla sicurezza nazionale di massimo livello, e poi i casi di livello di sicurezza più basso.

14:20
CA: Aiutaci a capire qualcosa di te, della tua persona e di come sei arrivato a questo. E credo di aver letto che tu da bambino sia stato in 37 scuole diverse. E’ possibile?

14:32
JA: Dunque, i miei genitori lavoravano nel cinema e poi erano in fuga da una setta, e quindi l’insieme delle due cose…

14:39
(Risate)

14:43
CA: Uno psicologo potrebbe dire che è una formula per la paranoia.

14:48
JA: Cosa, l’industria cinematografica?

14:50
(Risate)

14:53
(Applausi)

14:56
CA: E sei anche stato – cioè sei anche stato un hacker da giovanissimo e hai avuto a che fare con le autorità da giovane. JA: Ero giornalista. Sai, ero un giovanissimo giornalista attivista ad un’età molto precoce. Scrivevo una rivista, sono stato processato per quella rivista quando ero adolescente. Quindi devi stare attento con l’espressione “hacker”. Cioè, è un metodo – c’è un metodo che può essere impiegato per cose diverse. Sfortunatamente al momento, è principalmente utilizzato dalla mafia russa per rubare il conto in banca delle nonnette. Quindi l’espressione non è – non è così piacevole come era un tempo.

15:30
CA: Si, beh, certo non credo che tu stia rubando dal conto in banca di nessuna nonnetta. Ma che mi dici a proposito dei tuo valori fondamentali? Puoi darci un senso di quali sono e magari anche un episodio della tua vita che ha contribuito a determinarli?

15:49
JA: Non saprei indicare un evento preciso. Ma i valori fondamentali bene, gli uomini capaci, generosi non creano vittime; si occupano delle vittime. E questo è qualcosa che mi viene da mio padre e da altri uomini capaci e generosi che hanno fatto parte della mia vita.

16:09
CA: Gli uomini capaci e generosi non creano vittime; accudiscono le vittime?

16:13
JA: Si. E, sai, Sono una persona combattiva, quindi non sono molto bravo quando si tratta di accudire. Ma in qualche modo – C’è un altro modo di accudire le vittime, che è vigilare sui responsabili del crimine. E quindi questo è qualcosa che fa parte della mia personalità da molto tempo.

16:38
CA: Dicci ora, molto velocemente nell’ultimo minuto, la storia di cosa è successo in Islanda? Praticamente hai pubblicato qualcosa lì, ci sono stati problemi con una banca, e poi i servizi di informazione lì hanno avuto l’ingiunzione di non pubblicare. Al contrario, hanno dato visibilità alla tua parte. La cosa ti ha reso un personaggio di spicco in Islanda. E poi?

17:00
JA: Si, è un grande caso, sai. L’Islanda ha attraversato questa crisi finanziaria. E’ stata colpita più duramente di qualsiasi altro paese al mondo. Il settore bancario era 10 volte il PIL del resto dell’economia. Allora, noi pubblichiamo questa inchiesta nel luglio dello scorso anno. E alla televisione nazionale arriva l’ingiunzione cinque minuti prima della trasmissione. Come in un film, l’ingiunzione è arrivata sulla scrivania della redazione e il giornalista si dice qualcosa come, “Non è mai successo niente di simile. Che fare?” Bene, mostriamo l’immagine del sito web, al posto della notizia per tutto il tempo, come riempitivo. E così siamo diventati molto famosi in Islanda, siamo andati in Islanda e abbiamo parlato della questione. E c’era una sensazione nella comunità che queste cose non dovessero accadere mai più. E come risultato, lavorando con politici islandesi e altri esperti legali internazionali, abbiamo messo insieme una specie di pacchetto legislativo per l’Islanda che è diventato una specie di porto franco per la stampa libera con le protezioni per i giornalisti più forti del mondo, con un Premio Nobel per la libertà di stampa. L’Islanda è un paese nordico e così, come la Norvegia, è in grado di accedere al sistema. E solo un mese fa, la cosa è stata approvata dal parlamento islandese all’unanimità.

18:14
CA: Caspita.

18:16
(Applausi)

18:22
Un’ultima domanda, Julian. Quando pensi al futuro, allora, pensi che sia più probabile l’avvento di un Grande Fratello che esercita più controllo, più segretezza, o noi che vigiliamo sul Grande Fratello, o è ancora tutta da giocare?

18:39
JA: Non sono sicuro di come andrà. Voglio dire, ci sono enormi pressioni per armonizzare la legislazione in fatto di libertà di espressione e legislazione sulla trasparenza nel mondo – all’interno dell’Unione Europea, tra la Cina e gli Stati Uniti. In che direzione si andrà? E’ difficile capirlo. Ecco perché è molto interessante vivere in questo momento. Perché sforzandoci un pochino possiamo spostare le cose da una parte o dall’altra.

19:03
CA: Bene, credo di interpretare l’opinione del pubblico dicendo, Julian, stai attento e che tu possa farcela.

19:10
JA: Grazie Chris. (CA: Grazie.)

19:12
(Applausi)

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Il potere della negoziazione


Tra qualche giorno terrò un seminario ad un gruppo di giovani manager sulla negoziazione.

Nel preparare il materiale ho trovato questa perla che condividerò con loro quella sera e che sono sicuro potrà piacere ad ogni lettore di questo sito.

La saggezza, a volte, risiede nelle cose semplici.

Buona visione e buona lettura

 

Bene, l’oggetto di un negoziato difficile mi ricorda una delle mie storie preferite del Medio Oriente quella dell’uomo che lasciò ai suoi 3 figli 17 cammelli. Al primo figlio lasciò la metà dei suoi cammelli; al secondo figlio, lasciò un terzo dei cammelli; e al figlio più giovane, lasciò un nono dei cammelli. Bene ci sono tre figli e una negoziazione. ma 17 non si divide per due. Non si divide per tre E nemmeno per nove. L’animo di fratelli cominciò a scaldarsi. Alla fine, disperati, andarono a consulto da una vecchia saggia. La vecchia saggia pensò a lungo al problema, alla fine tornò e disse loro: “Bene non so come aiutarvi, ma se non altro se volete, potete tenere il mio cammello.” Così ebbero 18 cammelli. Il primo figlio se ne prese la metà – metà di 18 è nove Il secondo prese il suo terzo .. un terzo di 18 è sei Il figlio più giovane prese il suo nono … un nono di 18 è due. In tutto 17. Era rimasto un cammello. Che ritornarono alla vecchia saggia.

1:09 (Risate)

1:11 Ora pensando alla storia per un attimo mi sembra che assomigli a molte delle difficili negoziazioni nelle quali ci troviamo. Partono come i 17 cammelli … non c’è soluzione. In qualche modo, ciò che dobbiamo fare è un prendere le distanze, come fece la vecchia saggia, e guardare la situazione con occhi nuovi per trovare il diciottesimo cammello. Trovare il diciottesimo cammello nei conflitti mondiali è stata la passione della mia vita. Fondamentalmente vedo l’umanità come quei tre fratelli; siamo tutti una famiglia. Lo sappiamo scientificamente, grazie alla rivoluzione delle comunicazioni, tutte le tribù del pianeta, tutte le 15.000 tribù, sono in rapporto l’una con l’altra. E’ una grande riunione di famiglia. E, come in molte riunioni di famiglia, non è tutto rose e fiori. Ci sono molti disaccordi. E la domanda è: come affrontare le nostre differenze? Come affrontare le differenze più profonde, data l’umana propensione al conflitto e alla capacità umana di realizzare armi per enormi distruzioni? Questa è la domanda.

2:14 Ho impiegato la gran parte di tre decenni … forse quattro girando il mondo, provando a lavorare, coinvolto in conflitti dalla Jugoslavia al Medio Oriente alla Cecenia e al Venezuela alcuni dei più difficili conflitti sulla faccia del pianeta, e mi sono posto questa domanda. E penso di aver trovato, in un certo senso, quale sia il segreto per la pace. In realtà è sorprendentemente semplice. non è facile ma, è semplice. Non è nemmeno nuovo. E’ uno dei più antichi patrimoni dell’umanità. Il segreto della pace siamo noi. Siamo noi, col nostro agire nel ruolo di comunità che sta intorno a un conflitto, che possiamo giocare un ruolo costruttivo.

2:59 Lasciate che vi racconti una storia, un esempio. Circa 20 anni fa ero in Sud Africa, lavoravo con le parti in conflitto ed ebbi un mese in più che impiegai vivendo con alcuni gruppi di Boscimani. Mi incuriosivano loro e il loro modo di risolvere i conflitti. Perché, dopo tutto, a memoria d’uomo loro erano cacciatori e raccoglitori, vivevano più o meno come vissero i nostri antenati per circa il 99% della storia dell’umanità. E tutti gli uomini hanno queste frecce avvelenate usate per cacciare … assolutamente mortali. Allora come fanno ad accordarsi sulle loro differenze? Bene, ho imparato che in quelle comunità, ogni volta che gli animi si scaldano qualcuno prende e nasconde le frecce avvelenate nella boscaglia, poi si siedono tutti in un cerchio come questo stano seduti e parlano, parlano. Può essere per due giorni, tre giorni, quattro giorni, ma non si fermano fino a che trovano la soluzione o meglio ancora, si riconciliano. E se gli animi sono ancora agitati, mandano qualcuno a visitare i parenti per un periodo di riflessione.

4:02 Bene, questo sistema probabilmente è il sistema che ci ha permesso di sopravvivere date le nostre tendenze. Io chiamo questo sistema la terza posizione. Perché se ci pensate di solito quando pensiamo ad un conflitto, quando ne parliamo, ci sono sempre due posizioni. Arabi contro Israeliani, lavoratori contro dirigenti, mariti contro mogli, Repubblicani contro Democratici, ma ciò che spesso non vediamo è che c’è sempre una terza posizione. E la terza posizione del conflitto siamo noi, è la comunità che sta intorno, gli amici, gli alleati i familiari, il vicinato. E possiamo avere un incredibile ruolo costruttivo. Forse il modo più importante nel quale la terza posizione può aiutare è di ricordare alle parti che cosa è veramente in gioco. Nell’interesse dei bambini, nell’interesse delle famiglie nell’interesse della comunità, nell’interesse del futuro, smettere per un momento di combattere e iniziare a parlare. Perché il fatto è che quando sei in un conflitto, è facile perdere la prospettiva. E’ molto facile reagire. Gli esseri umani sono macchine reattive. E come si dice quando si è arrabbiati, puoi fare i migliori discorsi per poi pentirtene. E così la terza posizione ci ricorda questo. La terza posizione ci aiuta ad andare al balcone, una metafora per un cambio di prospettiva, dove possiamo osservare e valutare.

5:24 Vi racconto una breve storia della mia esperienza con i negoziati. Alcuni anni fa, ero coinvolto come facilitatore in alcuni colloqui molto difficili tra i leaders della Russia e i leaders della Cecenia. Come sapete erano in guerra. Ci siamo incontrati a L’Aia nel Palazzo della Pace, nella stessa sala dove era ospitato il tribunale dei crimini di guerra della Jugoslavia. E i colloqui erano iniziati in modo molto duro. Quando il vice presidente Ceceno ha iniziato, rivolgendosi ai Russi ha detto: “Dovreste stare fermi ai vostri posti, perché tra poco sarete sotto processo per crimini di guerra” E poi continuò e rivolgendosi a me disse: “Tu sei americano. Guarda ciò che gli americani stanno facendo a Porto Rico”. E la mia mente iniziò a correre: “Porto Rico? Che cosa so riguardo a Porto Rico?” Stavo per reagire, ma poi mi ricordai di andare al balcone. E così quando si fermò, e tutti mi guardavano per la risposta, dalla prospettiva del balcone, riuscii a ringraziarlo per il suo commento e dissi: “Apprezzo la sua critica al mio paese, che mi fa sentire tra amici con cui poter parlare sinceramente. E quello per cui siamo qui non è parlare di Porto Rico o del passato. Siamo qui per vedere se possiamo trovare un modo per fermare le sofferenze e lo spargimento di sangue in Cecenia.” La conversazione tornò in argomento. Questo è il ruolo della terza posizione, aiutare le parti ad andare al balcone.

6:44 Ora lasciate che vi porti per un po’ in quello che è considerato il più difficile conflitto al mondo, il conflitto più impossibile. Quello in Medio Oriente. La domanda è: dov’è qui la terza posizione? Come è possibile andare al balcone? Ora non pretendo di avere la risposta per il conflitto del Medio Oriente, ma credo di avere il primo passo, letteralmente un primo passo, qualcosa che ciascuno di noi può fare come terza-posizione. Lasciate che prima vi faccia una domanda. Quanti di voi negli ultimi anni si sono trovati ad essere preoccupati per il Medio Oriente e si sono chiesti che cosa si potesse fare? Tanto per saperlo, quanti di voi? Bene, la gran parte di voi. E qui, è così lontano. Perché noi prestiamo tanta attenzione a questo conflitto? E’ il numero di morti? Il numero di persone che muoiono in un conflitto in Africa è centinaia di volte superiore rispetto al Medio Oriente No, è per via della storia, perché siamo personalmente coinvolti in questa storia. Se siamo Cristiani, Mussulmani o Ebrei, religiosi o non religiosi, sentiamo di avere una partecipazione in questo.

7:48 Questione di storie. Da antropologo lo so. Le storie sono ciò che usiamo per trasmettere la conoscenza. Danno significato alle nostre vite. Sono ciò che raccontiamo qui a TED, delle storie. Le storie sono le chiavi. E dunque la mia domanda è: sì, proviamo a risolvere le politiche in Medio Oriente, ma proviamo anche a guardare la storia. Cerchiamo di arrivare alla radice di quello che c’è. Proviamo a vedere se c’è una terza posizione. Che cosa può significare? Qual’è la storia lì?

8:17 Ora, da antropologi, noi sappiamo che ogni cultura nasce da una storia. Qual è la storia da cui origina il Medio Oriente? In una frase, è questa: 4.000 anni fa, un uomo e la sua famiglia attraversarono a piedi il Medio Oriente, e da allora il mondo non fu più lo stesso. Quell’uomo, ovviamente, era Abramo. E ciò che egli rappresentava era l’unità, l’unità della famiglia. Egli è il padre di tutti noi. Ma non è solo quello che rappresentava, bensì il suo messaggio. Il suo messaggio parlava di unità, interconnessione di tutto e unione di tutto. E il suo valore base era il rispetto, era la gentilezza verso gli sconosciuti. Per questo è conosciuto, per la sua ospitalità. Così, in questo senso, rappresenta la terza posizione del Medio Oriente. Egli ci ricorda che siamo tutti parte di un tutto più grande. Ora come possiamo … pensiamoci per un momento.

9:15 Oggi siamo di fronte al flagello del terrorismo. Cos’è il terrorismo? Terrorismo significa prendere uno straniero innocente e trattarlo come un nemico che uccidi per creare paura. Cos’è il contrario del terrorismo? E’ prendere uno sconosciuto e trattarlo come un amico e accoglierlo nella tua casa al fine di creare comprensione, rispetto, e amore.

9:42 Cos accadrebbe allora se prendessimo la storia di Abramo, che è la terza posizione della storia, e se quella potesse essere … perché Abramo rappresenta l’ospitalità … se potesse essere l’antidoto del terrorismo? E se quello fosse il vaccino contro l’intolleranza religiosa? Come potremmo far rivivere quella storia? Ora, non basta raccontare una storia … potente … la gente ha bisogno di viverla. Ha bisogno di sentirla sua, la storia. Come si potrebbe fare? E questo era il mio pensiero, come poterlo fare. E questo è diventato il primo passo. Perché il modo più semplice di farlo è fare una camminata. Fare una camminata sulle orme di Abramo. Ripercorrere le orme di Abramo. Perché camminare ha un potere reale. Per un antropologo, camminare è ciò che ci ha reso esseri umani. E’ buffo, quando camminate, camminate fianco a fianco, nella stessa direzione comune. Ora se io ti venissi di fronte a questa distanza, ti sentiresti minacciato. Ma se cammino spalla a spalla anche se ci tocchiamo le spalle, non c’è problema. Chi combatte mentre cammina? Per questo spesso, nei negoziati, quando le cose si fanno difficili le persone vanno a camminare nei boschi.

11:03 Così mi è venuta l’idea: perché non ispirare un percorso, una strada, – pensiamo alla via della seta, al sentiero degli Appalacchi – che segua le orme di Abramo La gente diceva “E’ da pazzi. Non puoi. Non puoi ripercorrere le orme di Abramo. Troppo pericoloso. Dovrai attraversare tutti questi confini. Bisogna attraversare 10 diversi pesi del Medio Oriente, perché li comprende tutti” E così abbiamo studiato l’idea ad Harward. Ci abbiamo messo tutto l’impegno, e poi qualche anno fa, circa 25 di noi, di 10 diversi paesi, hanno deciso di vedere se si potevano ripercorrere le orme di Abramo, partendo dalla sua città natale di Urfa nel sud della Turchia, il nord della Mesopotamia. E poi in parte in autobus e in parte a piedi siamo arrivati ad Harran, dove, nella Bibbia, egli inizia il suo viaggio. Poi, attraversato il confine della Siria, siamo arrivati ad Aleppo, che prende il suo nome da Abramo. Siamo andati a Damasco, che ha condiviso una lunga storia con Abramo. Siamo arrivati nel nord della Giordania, a Gerusalemme, che è tutta incentrata su Abramo, a Betlemme, e finalmente al luogo dove è sepolto ad Hebron. Siamo effettivamente andati dalla culla alla tomba. Abbiamo dimostrato che si poteva fare. Un viaggio fantastico.

12:16 Lasciate che vi faccia una domanda. Quanti di voi hanno avuto l’esperienza di essere in un quartiere straniero, o in un luogo sconosciuto, e uno sconosciuto, un perfetto sconosciuto, ti avvicina e si dimostra accogliente, magari ti invita nella sua casa, ti offre da bere, ti serve un caffè, ti dà da mangiare? Quanti di voi hanno mai fatto questa esperienza? Questa è l’essenza del percorso di Abramo. Ed è questo che si scopre, andando in questi villaggi del Medio Oriente, dove ci si aspetta ostilità, e si trova la più incredibile ospitalità, tutta legata ad Abramo. “Nel nome del padre Abramo, lascia che ti offra del cibo.” Così ciò che abbiamo scoperto è che Abramo, per questi popoli, non è solo il personaggio di un libro, egli è vivo, è una presenza reale.

13:00 E per farla breve, negli ultimi due anni, migliaia di persone hanno iniziato a percorrere parti del cammino di Abramo in Medio Oriente, godendo dell’ospitalità della gente. Hanno iniziato a camminare in Israele e in Palestina, in Giordania, Turchia, Siria. E’ un’esperienza incredibile. Uomini, donne, giovani e vecchi … più donne che uomini, in realtà. Interessante. Per chi non può camminare, per chi non può venire qui ora, la gente inizia ad organizzare delle marce nelle città, nelle proprie comunità. A Cincinnati, ad esempio, hanno organizzato una marcia dalla chiesa alla moschea alla sinagoga e tutti insieme hanno condiviso un pasto Abramitico. E’ stato il giorno del cammino di Abramo. A San Paolo, in Brasile, è diventato un evento annuale per migliaia di persone che corrono in un percorso virtuale di Abramo, che unisce le diverse comunità. I media la amano, la adorano veramente. La coprono di attenzioni perché attira l’attenzione e diffonde l’idea, questa idea dell’ospitalità di Abramo, di accoglienza verso gli stranieri. E proprio due settimane fa, c’è stato un servizio della NPR. Il mese scorso, c’è stato un articolo sul Guardian, sul Manchester Guardian a questo proposito due intere pagine. Hanno citato l’abitante di un villaggio che diceva: “Questa camminata ci collega al mondo.” Ha detto che è come una luce che è entrata nelle loro vite. Ci ha portato la speranza. Questo è cio che rappresenta.

14:30 Ma non si tratta solo di psicologia, è qualcosa di economico, perché quelli che camminano spendono denaro. E proprio questa donna, Um Ahmad, è una donna che vive lungo il percorso nella Giordania del nord. Era disperatamente povera. E’ quasi cieca, il marito non lavora, ed ha sette figli. Ma lei sa cucinare bene. E così ha cominciato a cucinare per i gruppi di escursionisti che attraversano il villaggio e ora mangiano nella sua casa. Siedono sul pavimento. Lei non ha nemmeno una tovaglia. Lei prepara cibi deliziosi con le erbe fresche che raccoglie nei dintorni. E così arrivano sempre più viandanti. E ultimamente ha cominciato a ricavarne un reddito per sostenere la famiglia. E così, alla nostra squadra ha detto: “Mi avete resa visibile in un villaggio dove la gente si vergognava a guardarmi.” Questa è la potenza del percorso di Abramo. Ci sono letteralmente centinaia di queste comunità in Medio Oriente, lungo il percorso. C’è la potenzialità di cambiare il gioco. E per cambiare il gioco devi cambiare la cornice, il modo di vedere le cose … per cambiare la cornice, da ostilità a ospitalità, da terrorismo a turismo. E in questo senso, il percorso di Abramo fa cambiare il gioco.

15:52 Vorrei mostrarvi una cosa. Ho una piccola ghianda qui che ho raccolto mentre percorrevo la strada all’inizio dell’anno. Ora la ghianda richiama la quercia, naturalmente… cresce e diventa una quercia, che è associata ad Abramo. Il percorso è come la ghianda; è solo nella fase iniziale. Come sarà quando diventerà una quercia? Beh, io ripenso alla mia infanzia, buona parte della quale, dopo essere nato qui a Chicago, ho trascorso in Europa. Se tu fossi stato per dire, tra le rovine di Londra nel 1945, o Berlino, e avessi detto: “Tra 60 anni questa sarà una delle più pacifiche e ricche parti del pianeta”, la gente ti avrebbe considerato un pazzo “certificato”. Ma lo hanno fatto grazie ad una comune identità …l’Europa, e una comune economia. Ora mi chiedo, se è stato fatto in Europa, perché non in Medio Oriente? Perché no, grazie ad una comune identità … che è la storia di Abramo … e grazie ad una comune economia che può essere in parte fatta di turismo?

16:56 Fatemi concludere dicendo che negli ultimi 35 anni ho lavorato in alcuni dei più pericolosi, difficili e complessi conflitti intorno al mondo, devo ancora vedere un conflitto che non possa essere trasformato. Non è facile, naturalmente, ma è possibile. Lo è stato in Sud Africa Lo è stato nell’Irlanda del Nord. Può esserlo ovunque. Dipende solo da noi. Dipende da noi prendere la terza posizione. Vi invito allora a considerare la terza posizione anche come un piccolo passo. Come per una pausa di un momento. Basta andare da qualcuno che viene da una cultura diversa, un paese diverso, una razza diversa, in qualche modo differente, e iniziare un dialogo: ascoltatelo. Questo è prendere la terza posizione. Questo è il percorso di Abramo. Dopo i discorsi di TED, perché non i percorsi di TED?

17:54 Permettete che vi lasci con tre cose La prima: il segreto per la pace è la terza posizione. La terza posizione siamo noi. Ognuno di noi, con un singolo passo, può portare il mondo un passo più vicino alla pace. Un antico proverbio africano dice: “Quando le ragnatele si uniscono, possono fermare anche il leone.” Se sapremo unire le nostre reti di pace potremo fermare il leone della guerra.

18:30 Molte grazie.

18:32 (Applausi)